Il 18 agosto mi sveglio incazzata.
Appena alzata trovo un messaggio di mia madre su WhatsApp: “È pericoloso vivere in una capitale europea. Torna a casa.”
Mi preparo e, come ogni giorno, camminando verso la metro ammiro la nobile bellezza di Vienna.
Nel mentre però penso: dove? Stephansplatz? Schwedenplatz? Il Prater?
Aspetto la metro: quale? Questa? Quella dopo? Quella prima?
Ormai non c’è più logica, succede ovunque in Europa, con frequenza crescente e non si tratta più di aeroporti, ma di strade e luoghi che, chi vive in una capitale, frequenta abitualmente come la Rambla a Barcellona o i mercatini di Natale a Berlino.
L’attentato ai mercatini natalizi di Berlino è avvenuto il 19 dicembre. Il 18 dicembre ero lì insieme a due mie amiche a bere vin brulé e ad ammirare l’incantevole atmosfera. Sarebbe bastato un giorno di anticipo sul piano di attacco dei terroristi e io e le mie amiche avremmo potuto essere schiacciate come le 12 persone che hanno perso la vita il giorno successivo.
La Rambla. Ci ho camminato diverse volte. Ne ricordo una in particolare: ero con un gruppo di amiche per un addio al nubilato. La futura sposa era agghindata con il velo e noi indossavamo fasce colorate con su scritte frasi simpatiche in spagnolo. La gente si fermava a guardarci e prendeva parte alla nostra allegria. Ci sono tornata altre volte e ogni volta ho assaggiato l’immensa gioia di camminare in una strada dove la vita e l’energia ti entrano nelle ossa, non puoi non sorridere se cammini sulla Rambla perchè ti sembra di abbracciare il mondo.
Cosa prova oggi chi cammina sulla Rambla?
