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martedì 24 ottobre 2017

Difendetevi dai passivi aggressivi: fidatevi sempre e solo degli occhi!


Vi è mai capitato di ricevere un commento, una battuta da qualcuno che si rivolgesse a voi con il più cordiale dei modi, con il più splendente dei sorrisi, ma di sentire dentro che qualcosa non tornava, un senso di disagio, una vocina che vi diceva di scappare? 

A me è capitato tantissime volte e ho imparato che, a volte, dietro il più cordiale dei modi si nascondono tutt’altro che buone intenzioni. Questo tipo di comportamento è molto diffuso al giorno d’oggi e ha un nome: comportamento passivo-aggressivo; consiste nel non manifestare apertamente la rabbia, se non tramite velati atteggiamenti provocatori, socialmente accettabili. 

Nell’era del “politically correct”, sembra un peccato mortale esprimere apertamente rabbia o disappunto. Ciononostante rabbia, invidia e dissenso sono all’ordine del giorno e, dato che queste pulsioni non possono essere manifestate tramite i canali canonici, l’essere umano trova metodi più subdoli. Un esempio possono essere frecciatine velenose del tutto inaspettate davanti ad un audience di colleghi, scagliate con il più smagliante dei sorrisi. 

venerdì 26 maggio 2017

Allarme Blue Whale!

Momento  difficile  per  i  genitori  di  tutto  il  mondo  che  in  questi  giorni  stanno  vivendo forte  apprensione  dovuta  alla  diffusione  della  notizia del “gioco”  online  Blue  Whale (balena  azzurra).  Il  gioco,  che  nasce  in  Russia,  adesca  ragazzini online, e, tramite manipolazione psicologica, ha portato ad oggi al suicidio 130 giovanissimi soltanto in Russia.

Il  gioco  prende  il  nome  dal  comportamento  istintivo  dei  balenotteri  azzurri che, una volta persi e impossibilitati a ricondursi al branco, si lasciano morire spiaggiati. Allo stesso modo, il gioco recluta ragazzini problematici e soli che, sottoposti a un prolungato  stress  psicologico,  arrivano  al  suicidio.  Le  varie “prove”, che  consistono per lo più in  atti  di  autolesionismo,  sono  condivisi  online  così come  l’atto  finale  del suicidio.

Il gioco è stato ideato da Philipp Budeikin, 22enne originario della Russia, studente di  psicologia, che dichiara di avere tentato di depurare la società da soggetti manipolabili che non avrebbero dato alcun apporto positivo in quanto “scarti biologici”.